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GLI USI (parte seconda).



U VAQUETE (Il bucato)

Oggi le lavatrici hanno preso il posto delle nostre donne nel faticoso lavoro di lavare i panni. Molti affermano che l’igiene che abbiamo oggi è di gran lunga superiore a quella di cinquant’anni fà. Giustissimo, ma solo perché oggigiorno i panni si lavano continuamente mentre anni addietro il bucato si faceva una volta ogni quindici giorni ed era un’operazione alquanto faticosa. Alcune donne anziane che ho interpellato, mi assicurano che si, era faticoso fare il bucato a mano, ma la soddisfazione di vedere le lenzuola candidamente bianche era grande; oggi, nonostante i detersivi, non si può più assaporare il profumo di un buon bucato.
Come tutte le tradizioni che si tramandano, anche “A VEQUETE” veniva tramandata di generazioni in generazioni. Il sistema, quasi sempre uguale, variava in piccoli particolari tra le varie famiglie. “A VEQUETE” durava circa due giorni: le lenzuola venivano lavate manualmente, strizzate sulla “STREGATAURE” in grossi recipienti, questi potevano essere di creta o di ferro, e quindi sistemate con ordine in un grande recipiente, “A GALETTE” o “U GALETTOUNE”.
Si coprivano a questo punto con una tela molto spessa (U CENAREULE) dalla quale poteva filtrare solo acqua; questa tela veniva cosparsa di cenere sulla quale poi veniva versata dell’acqua bollente. Logicamente, l’acqua bollente attraversava la cenere e poi la tela, quindi filtrava attraverso le lenzuola fino a depositarsi tutta sul fondo del recipiente. Questa operazione si ripeteva almeno due volte, dopodiché le lenzuola venivano portate su in terrazzo per essere stese al sole.
Il segreto in tutto questo era appunto la cenere, di ottima qualità e bianca, che si otteneva bruciando i rami e le foglie dell’albero dell’ulivo.
Come abbiamo potuto notare “A VEQUETE” era un’operazione faticosa, ma semplice, nella quale era coinvolta quasi tutta la famiglia.
Lo stendere i panni al sole faceva evaporare l’acqua che lasciava sulle lenzuola tutte quelle sostanze e odori che possedeva la cenere e che l’acqua aveva trasportato con sè attraverso “U CENAREULE”. La funzione di questi odori era identica a quella dei profumi contenuti nei detersivi di oggi (si fa per dire...).
Il tocco finale lo dava però il sole, che con i suoi caldi raggi dava ai panni il calore, la morbidezza e il profumo. L’asciugapanni ha la stessa funzione, ma non certo lo stesso risultato.
Concludo con questa riflessione un po’ nostalgica: chissà quanti di noi passando davanti ad un cesto pieno di lenzuola appena ritirati dal terrazzo, sono stati attratti dal loro profumo e istintivamente si sono avvicinati per odorarli, proprio come si fa con un fiore.
Ricordi belli di un tempo passato...